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AutoreMessaggio
edmondo



Numero di messaggi : 10
Data d'iscrizione : 01.08.09

MessaggioTitolo: per gli amici   Ven 11 Set - 8:57

Per Gostreider ed altri con solo due ruote (ma si anche quelli con tre ruote in più)
ho trovato in un cassetto un vecchio ricordo, tanto per passsare un quarto di ora insieme


MAI CARAMELLE DA UNO SCONOSCIUTO

Ero in viaggio verso Greenpoint, a spese del cliente, mi ero noleggiato una moto vicino all’aeroporto di Oklahoma city, da riconsegnare ad Tucumcari (New Mexico), speravo firmare un contratto per trasferirgli la sua barca a vela da Puerto la Cruz Venezuela a Fort Loderdale Florida .

Visitato a Clinton il consigliato “Route 66 Museum” , piaciuto , invece a Bethany il “Trading Post” no, è uno spaccio di paccottiglia souvenirs, da evitare assolutamente . Proseguire ! .

Il giorno dopo verso le 14, avevo messo freccia a sinistra alla vista di uno “ Store and Bar “.

Sotto l’ombreggiato portico, dondolavo su un divano di vimini, appeso alle travi di quello che sembrava essere un Bar, ma in realtà era un disordinato emporio di cose che ritrovavano l’essenzialità, solo lungo questa ancor breve tratta originale, della ormai desolata Rute 66

Speravo ripristinare presto le funzioni delle due povere gambe intorpidite, la schiena indolenzite invece sarebbe tornata retta solo se legato ad un palo . Io il tutto, carente di allenamento .

Il piazzale antistante era somigliante ad un percorso di guerra, e tra le buche, al centro signoreggiava una vecchia erogatrice di “Gasoline” su di un basso piedestallo di cemento e protetta da una tettoia di lamiera arrugginita e un pò rosicata a forma di V rovesciata .

Due recipienti di vetro paralleli da 1 Gallone come cranio, le tacche scure che marcavano il ½ Gal.. mi scrutavano, per cappello un grande globo bianco in verticale, con al centro una stella rossa, sul corpo longilineo una rossa e vistosa “ T ” cerchiata, invece all’altezza del sesso fuoriusciva una grossa leva da muovere da destra verso sinistra o viceversa, che pompava alternati, nei due recipienti di vetro, uno si riempiva, l’altro vuotandosi per gravità, attraverso una manichetta di gomma finiva nel serbatoio di una bellissima Buick anni 30 .

Avevo chiuso gli occhi per pochi istanti, erano passati circa 60 anni a ritroso, lo “smanettatore” e quella Buick non esistevano più .

Degli appositi ingranaggi, segnavano gli “svuotamenti” avvenuti . Bisognava azzerarli prima di iniziare le nuove operazioni, altrimenti la maniglia della pompa rimaneva bloccata .

L’anziano barista-faccendiere mi spiegò che gia allora la benzina era proposta in vari colori : Ambra per la “Regular”, rosso o blu per la qualità superiore “ Premium “ , Neutrale senza coloranti, per uso semplice o agricolo, che era il caso di questa erogatrice . Di poco sopra la stella cerchiata, si riusciva a leggere ancora in evidenza “Filtered Gasoline”, il progresso era abbozzato .

Rimaneva solo lei che fungeva da testimone inanimata, con in evidenza gli acciacchi degli anni, ma ben portati grazie a quel clima secco .

Oltre, il tratto perpendicolare della Rute 66, confusa con l’infinito breve, l’orizzonte si dissolveva nella nebbiolina di polvere rossa in sospensione perenne .
Alcuni cespugli volubili (Tumbleweeds), provvedevano a mutare il paesaggio, in funzione dell’intensità e direzione del locale vento pomeridiano .

Alla mia sinistra un vecchia baracca fungeva da Garage ad una Ford Edsel del 1958, rossa e bianca in buone condizioni, mi permisero esaminarla attentamente, solo una leggera botta alla calandra verticale (detta anche Vagina), per il resto ottimo affare per collezionisti e personali ricordi ispanici inizio anni 60 .
Ero vissuto sette anni in Venezuela, e ricordo il Flop clamoroso di questa vettura, fu accusata di tutte le nefandezze, derisa e rifiutata, vero, aveva avuto problemi di gioventù, soprattutto al discusso cambio a pulsantiera, al centro del volante al posto del clacson, ma chi non li ha avuti ?

In un angolo la figura ritagliata da compensato, con dipinto ai due lati una specie di finto Vigile Urbano disarmato, con berretto a visiera, ingentilito con un cravattino a laccioli (tipico texano), che con un braccio indicava una direzione. Presumo venisse esposto al bordo della strada, per indicare la presenza del servizio “ Gasoline”, la vista di quella divisa garantiva serietà e qualità, nell’immaginario collettivo .

All’esterno, quasi al centro della parete di tavoloni grigi arsi dal sole, su di un grande vecchio panello pubblicitario in lamiera smaltata, una sorridente e formosa Pin-Up in Bikini, prometteva refrigerio se ti concedevi ad una bottiglietta ghiacciata di Coca-Cola . Purtroppo alcune mirate sassate avevano deturpato il reggiseno con il prezioso contenuto, ed un buontempone con una Colt 45 canna lunga e buona mira, aveva evidenziato con realismo l’ombelico .

Mi trasferii all’interno del ”locale”, ad un tavolo vicino la finestra, da dove poter ammirare il “ cancello” che avevo noleggiato per una settimana, una splendida “Suzuki VS 1400 Intruder” monosella su molle, colore “Nuclear Dream” e udite udite una Custom mossa da cardano . Il nome del colore me lo aveva suggerito il noleggiatore, viste le mie perplessità .

Fornita di un borsone e mezzo di vero cuoio di Bisonte, mimetizzata da migliaia di frange, uno conteneva perennemente una tanica dedicata, per 1 Gallone e ½ di benzina di rispetto, l’altro, causa i silenziatori alti, poteva contenere al massimo alcune confezioni di preservativi, il resto polvere, che entrava copiosa, convogliata dalla forma del “ Fat Bob” posteriore .

Dalle mucche Texane avevano copiato la forma delle corna, che avevano adibito a manubrio, un po’ strettino, con le manopole che guardavano l’asfalto, il tutto per esaltare la precaria maneggevolezza in un eventuale misto stretto .

C’è da dire che fino ad ora le strade erano state tutte diritte, nessun problema . Di veramente notevole, quei due smisurati cilindri alla Twin Tower, non li scorderò mai .

Impressionante all’occhio, per quelli anni ( 1987 ) il posteriore, un grasso 180/80/15 con la unica funzione pratica di frantumarmi le vertebre .

Sempre per compiacere l’occhio, ben in vista una coppia di cromati ammortizzatori con molla ostentata, sicuramente fasulli . Insomma un insieme che con orgoglio noi motociclisti definiamo una “moto con carattere “, però questa in più, con una meccanica ed un motore infinito, coppia di oltre 100 Nm attorno ai 3.000 giri, cambio a 4 marce . Praticamente partivi al mattino con la quarta, e mettevi in folle a sera , all’arrivo .

Un terrificante frastuono, e davanti ad un fumo azzurrognolo, lentamente si concretizzò un magrissimo barbuto straccio bisunto, ma ancora in vita, una specie di “grease monkey” (scimmia sporca di grasso) come la gente definiva non senza un certo disprezzo, chi si occupava di una certa meccanica motociclistica, all’epoca .

Usando le gambe divaricate puntate al terreno, iniziò a rallentare, scelse una opportuna buca sufficientemente profonda per fermarsi definitivamente .

Spinse ed appoggiò alla parete del garage, due o tre vecchie Harley Davidson, riassunte in UNA SOLA .

Che Storia intrigante c’era alle spalle ??

Quante violenze e stupri furono necessari per generare simile creatura ?

Se avessi avuto il coraggio di sedermi in intimità al suo lato, e fruire della sensibilità di cogliere e intendere lamenti e sconforti di esistenze inanimate, ne avrei avuto per mesi, per al termine fuggire, sgomento, ed insonne per parecchio tempo .

Gia detto, barbuto, magrissimo, ed alta statura, claudicante (una frenata al limite ??), capelli presumibilmente biondi all’origine, lunghi, rigidi ed odorosi come lische di Baccalà, camicia ampia a grandi quadroni di variegati e intensi colori, salvo nei sotto ascella dove le secrezioni li avevano ubriacati, pantaloni di cuoio grezzo di vacca, con frange laterali, stessa cosa il gilet, colori indefinibili, tutte le tonalità dei grassi animali vegetali sintetici attualmente in circolazione, ricordando la “Suzuki VS”, direi prossimo al “Nuclear Sunset” .

Abbondante foulard-lenzuolo annodato di lato, serviva a tutti gli usi, dal tramonto all’alba e dall’alba al tramonto.

Mi salutò rumorosamente, si recò dal faccendiere, ritornò al mio tavolo con due bicchieri infilati nelle dita unte, una bottiglia di Whisky senza etichetta .

Una energica pacca sulla spalla rimise in armonia le mie vertebre .

Il bisunto barbuto, si incaponiva nel voler condividere il Bourbon con mè, aveva visto la moto e mi considerava un amico, un fratello, non avevo scelta, i suoi occhi azzurrognoli non ammettevano deroghe, accettai in ricordo di nonno Primo Conte, ma con molta cautela .

Loro non hanno l’abitudine di sorseggiare, loro si “dissetano”, noi ci diamo piacere cibando, loro si “nutrono”, noi ci abbigliamo, loro si coprono .

Mi invitò a visitare il suo museo li vicino, accettai volentieri, non essendo io una moto, mi ispirava fiducia . Lasciammo il Bourbon tappato sul tavolo ad aspettarci .

Qui ero a 45 mgl. ovest di Ocranwill, mancavano 38 mgl. per raggiungere Greenpoint, dove mi sarei fermato per il contratto . Ricordo ancora le distanze, perchè il serbatoio con 13 lt. di capienza , compreso la riserva, te lo suggeriva sempre .

Invece Al-Salis (era il suo nome-cognome), figlio di una Indiana Canadese e di un ba….tardo Irlandese, abitava a sole 6 mgl. sempre verso ovest, il luogo lo aveva battezzato “Spirit of Hoover” e sperava che un giorno comparisse nella nostalgica “Guida” della svilita Rute 66.

In anni di girovagare con il suo Pick-Up Ford, avanti e indietro per la 66, aveva raccolto una quantità sproporzionata di residuati del serpentone di disperati all’epoca della fuga dalla grande depressione. Con quei materiali aveva pazientemente ricostruito una copia delle famose Hooverville, bidonville che si popolavano al tramonto, vuotavano all’alba, oppure per ragioni imprevedibili si duplicavano lo stesso giorno .

Storie torbide, a volte esaltanti, luminosi altruismi, gente di tutti i colori ed etnie sesso e religione accomunati nella disperata fuga dalla fame . Molto è stato scritto perché io possa aggiungere alcunché . Al-Salis continuava ostinato ad ampliare il suo museo a cielo aperto .


Aveva amputato le appendici a 4 Roulotte, quelle tipiche tondeggianti di alluminio del dopoguerra americano, e ora rivettate assieme, formavano un lungo corridoio dove erano esposti rari documenti fotografici, cartine stradali, che prima della crisi le compagnie petrolifere facevano a gara per omaggiartele, con sempre in evidenza i loro appariscenti loghi, a questo punto però quasi illeggibili .

Tutte cose donate da visitatori che ambivano perpetuare il ricordo di loro parenti sfortunati .
Infilavano volentieri nel bussolotto qualche $, affinché persistesse nell’opera .

Lungo il corridoio sulla destra, qua e là, alcuni panelli di formica bianca, accoglievano colorati autografi, dediche e date di mecenati o semplici visitatori . In un secchio posto all’ingresso potevi scegliere il colore del pennarello indelebile che volevi usare, lo lasciavi poi in un secchio uguale situato all’uscita .

Quelle macchie di colori, ristoravano il cervello, per i più predisposti era Pop-Art .

In occasione di festività o anniversari importanti, gli capitava di dover intercambiare i secchi più volte al giorno .

Il piccolo ufficio che si era concesso, due sedie un tavolino che ospitava un cranio di bisonte, alla parete una gigantesca locandina del Film “Vanishing point “(Punto Zero da noi) con Barry Newmann nel ruolo di Kowalaski . Raffigurava la scena finale quando la Dodge Challenger si schianta, suicida contro i Buldozzer posti dalla Polizia, in una vampata di fuoco. Precursore del soggetto di Thelma e Luise, solo che Kowalaski non aveva ucciso nessuno .

Dall’altro lato una gigantografia della bellissima Susan George con autografo, presa da un suo film . C’era ancora posto nell’angolino, protetto da un cristallo (anti proiettile ?) per un vinile della Amos “Welcom to Nevada” di Jerry Reed .

La cosa più notevole, era una specie di chiosco al centro del piazzale, le quattro pareti una volta sollevate e puntellate al mattino, fungevano da tettoia per visitatori . Al centro, sotto un copri vettura, a stelle e striscie, una ben conservata Pierce Arrow, gestione Studebaker del 1933, con motore a 12 cilindri, un pezzo di gran pregio, che possedeva in unione con il proprietario del Store and Bar .

Rientrati al Store, la bottiglia ci da ammiccò lontano, iniziammo subito . (io di natura sono quasi astemio).

Più tardi guardai fuori, la creatura di Al-Salis figlia di brutalità inenarrabili, era scomparsa, sommersa da grosse balle di erba secca velcro, che un vento gagliardo gli aveva ammassato addosso, la mia era salvata dietro il garage della Edsel.

“””guarda Al, la tua moto è coperta di cespugli !!!!! “””

“””ottimo così, qui la notte fa freddo “””

“””ma tu giri la notte senza faro anteriore ???”””

“””qui nel deserto non è mai totalmente buio, se giro sulla statale, attacco un vasetto di lucciole al manubrio”””

“””Ricordi la locandina di “Vanishing Point” ?, bene, ho fatto delle comparse per più di sei mesi, non mi si vede mai nel film, forse ero sgradito al montatore .
Con i soldi avanzati mi sono comperato uno di quei Pulmini costruiti alla rovescia, con la ruota di scorta appesa all’esterno davanti, e il motore dietro, raffreddato ad aria, li costruite voi in Europa . Portavo i turisti a ripercorrere la stessa strada usata per il film, compreso i paesini, Motel e l’emittente Radio “Super Anima”, di cui ero diventato amico .
Non ricordo quante milioni di foto ho visto scattare da quei turisti-Oranghi .
Quel film è stato girato al 99 % on “the road” niente di ricostruito . Con i soldi guadagnati in tre anni e duecentomila miglia percorse, ho iniziato l’avventura di questo “Spirit of Hoover” che va benino”””

Lui continuava ad aver sete, io un po’ di fame, mi attaccai alle noccioline .

I racconti, tanti racconti, suoi e miei, le ore passavano veloci, eravamo al secondo sacco di arachidi scarseggiava il tempo per annoiarsi .

Mare poi Praterie, poi Mare e Oceano, poi Montagne Rocciose, ancora un cicchetto, eravamo davanti la costa del Brasile, oppure dove il Rio Colorado ormai in vista del mare, si inabissa vergognoso nella sabbia . Ogni uno di noi proponeva la sua storia più affascinante, ed importante .

Tre bottiglie giacevano esauste ai nostri piedi, mi ero costruito una ciucca disperata e triste .

Asciugando le mie gocce di pianto, trasferivo l’unto benefico dal Suo foulard, sulla mia pura e candida pelle rasata . Che schifo, come mi facevo schifo, non per il grasso che mi ero spalmato, ma per la mia condizione di uomo bianco civilizzato, avvinghiato a quella figura di cuoio mummificata, ammollito alle lacrime, da racconti improbabili di esistenze indiane delle praterie, di Bisonti infuriati, che maledivano i ghiacci che si erano sciolti nello stretto di Bering, o la puttanata di quell’Italiano che aveva fatto naufragare il loro mondo con quelle fottute tre caravelle .

Partì rombando, senza il vasetto delle lucciole al manubrio, aveva ragione, un leggero chiarore persisteva .

Erano le quattro del mattino .

Mi lambiccavo il cervello fumante, perchè cavolo quei Bisonti desiderassero tornare in Siberia ???.
Potere e influsso del Bourbon in dosi Magnum . Benzedrina ? minerale per educande .

In quello che rimaneva della notte, coraggiosamente riordinai tutto, riposizionandomi ai nostri parametri, due Alka-Seltzer alleviarono i conati dello stomaco, le mie tempie doloranti pulsavano più velocemente del minimo della “Suzuki VS”, avrei infilato la testa in una cassetta di pesce avariato, colma di ghiaccio per alleviarmi .

Dormii rannicchiato all’esterno sulla dondolo, sperando non “dondolasse”, in quelle condizioni per ironia della sorte, avrei sofferto il mal di mare, mi coprii, avevano prestato una coperta .

Le Sue storie difficili le conservo gelosamente nei cassetti della mia memoria, io mi muterò in cenere e loro in fumo azzurrognolo.

Capita ancora oggi di ritrovarmi con le mani accarezzando le guance, all’affannosa ricerca di un po’ di grasso residuo, celato nei miei pori, troppo tardi, troppo sapone, non ho voluto l’indirizzo, ci sono cose che vanno custodite come sono nate, nel contesto che si sono rivelate, e quindi per sempre irrepetibili .


edmondo 1987
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ghostrider.1127

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MessaggioTitolo: Re: per gli amici   Ven 11 Set - 10:26

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